Rachgoun

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 (testo di Antonella Mezzolani)

 

 

Rachgoun: ubicazione dell’isola rispetto alla costa algerina

La piccola isola di Rachgoun (l’antica Akra in Pseudo Scilace 111) è di origine vulcanica ed è situata a circa 2 chilometri di distanza dalla costa, di fronte all’imboccatura dell’oued Tafna; la superficie del pianoro sommitale è di circa 15 ettari ed è occupata nel settore settentrionale da un faro moderno. Dopo i primi sondaggi effettuati nel 1953 ad opera del Service des Antiquités de l’Algérie, sono state effettuate due campagne di scavo, che hanno posto in luce un’area abitativa ed un settore funerario, riportabili all’orizzonte culturale fenicio-punico.

Rachgoun: cartografia sommaria dell’isola

La necropoli si estende nella parte nord dell’isola, nel punto più alto (64 metri sul livello del mare) del pianoro sommitale e a ovest del faro moderno; le sepolture, tutte di tipo individuale, occupano un’area all’incirca quadrata di 40 metri di lato. Si presentano sotto forma di depositi cinerari a poca profondità rispetto al livello di calpestio, spesso conservati in urne, ma anche deposti in semplici cavità naturali della roccia.

Sono stati rilevati anche casi di inumazione, che risultano però molto più rari (9 inumazioni a fronte di 101 incinerazioni) e sembrano riservati a bambini.

Un terzo circa di resti di cremati era raccolto in urne (33 attestazioni) di vario tipo (ovoidi, a spalla obliqua e almeno in due casi del tipo à chardons, ma modellati a mano); i vasi, generalmente disposti su un lato vedevano l’imboccatura chiusa o da una coppetta o da una pietra e, in qualche caso risultavano protetti da una grossolana cista litica, quadrangolare o circolare. Oltre ai resti dell’individuo incinerato, le urne hanno restituito alcuni oggetti di corredo personale, come gioielli, amuleti, scarabei.

Più numerosi sono i depositi ad incinerazione non in urna (68), che consistono nella maggior parte dei casi in un accumulo lenticolare di ceneri a diretto contatto con la roccia, forse sottoposti alla cremazione nel punto stesso della sepoltura, come sembrano indicare le tracce di fuoco rilevate. Anche nei depositi di incinerati compaiono oggetti del corredo personale, come armi, gioielli e amuleti. Oltre a questi, nelle sepolture sono stati rinvenuti anche altri manufatti ceramici di accompagnamento che comprendono coppette, piatti, brocche, lucerne (tutte rinvenute in frammenti), askoi, unguentari e ceramica modellata a mano.

Rachgoun: planimetria della necropoli fenicio-punica

Le poche sepolture ad inumazione contengono scheletri in connessione anatomica, adagiati in decubito laterale flesso, che appartengono a bambini di età non superiore a 8 anni. I piccoli defunti non erano generalmente accompagnati da oggetti, ad eccezione della tomba n° 62, dove si è recuperato un braccialetto di bronzo.

L’abitato di età fenicia è stato individuato nel settore sud dell’isola, nei pressi della "maison de l’ancienne douane", dove attraverso vari sondaggi, oltre a muri non nettamente interpretabili, sono state portati alla luce almeno due complessi più coerenti, costituiti da una serie di ambienti quadrangolari.

 Rachgoun: abitato di epoca fenicio-punica, insula III

 

 

 

 

 

La prima struttura, definita dallo scopritore insula III, si colloca nell’area nord-orientale del settore a funzione abitativa ed è costituita da sei ambienti delimitati da apparati murari in pietre sbozzate grossolanamente, rivestiti in malta di fango e, probabilmente, in intonaco di calce; mentre i pavimenti dovevano essere in terra battuta, con alcuni punti in acciotolato, la copertura era probabilmente in pisé, come sembra testimoniare l’accumulo argilloso che si trova in alcuni ambienti. Alla parete di fondo di due vani (E e G) sono stati addossati banchetti costruiti in pietrame. La costruzione è stata oggetto di prolungato utilizzo, tanto che sono stati rilevati almeno quattro diversi livelli, non attestati però in maniera uniforme in tutti i vani.

 

Rachgoun: esempi di urne cinerarie dalla necropoli

 Il materiale archeologico rinvenuto in tale contesto conferma la presenza di tipologie ceramiche già evidenziate nella necropoli, con l’aggiunta di alcuni recipienti fittili, come le anfore, i tripodi e, attestazione importante relativa ad un vaso di importanzione, cinque frammenti di un’anfora attica del tipo SOS, riconducibile alla seconda metà del VII sec. a. C.; a questi manufatti ceramici si aggiungono, poi, utensili di uso quotidiano come raschiatoi e pestelli, mentre per quanto riguarda la fauna sono attestati il bue (in due varianti), l’elefante e il montone africano, mentre il maiale e il cinghiale si sono evidenziati nella raccolta di superficie.

 

Rachgoun: abitato di epoca fenicio-punica, insula III
Rachgoun: tripode dall’area abitativa

 

 Una seconda struttura, molto più limitata, è stata individuata anche nel versante occidentale delle rovine e ha restituito due vani quadrangolari contigui; la tecnica costruttiva è simile a quella già rilevata nel complesso orientale e il materiale archeologico ripete le tipologie già note (anfore, patere red slip, brocche, unguentari, lucerna monolicne, tripode e ceramica modellata).

 Rachgoun: area abitativa sul settore occidentale

 Sia i dati relativi alla necropoli, sia quanto si è rilevato nell’abitato fanno propendere per fissare al VII sec. a.C. (più precisamente alla seconda metà del secolo) il momento di inizio dell’occupazione fenicia dell’isola. Tale occupazione, forse inizialmente di tipo stagionale, ma poi definitiva, sembra aver termine nella prima metà del V sec. a. C., quando l’isola pare abbandonata pacificamente, probabilmente per mutate esigenze di controllo territoriale.

 

 

 

 

 

 

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